Perché tutta questa tristezza che mi porto dentro non ha davvero un cazzo di senso, non ha senso che io passi il periodo natalizio sempre con l'ansia che arrivi il giorno del mio compleanno.
Non ha senso che io sappia che non ha senso eppure continui a comportarmi così.
Non ha senso che mi svegli decidendo di essere incazzata con te per almeno i prossimi mille anni ma che tu mi faccia passare tutto con un sms del cazzo in cui dici che hai il cellulare nuovo. (che probabilmente mi hai mandato per non lasciare vuota la voce 'messaggi inviati')
domenica 25 dicembre 2011
domenica 11 dicembre 2011
I legami covalenti tra le mie mani e i tuoi capelli
nei giardinetti vicino alla Coop nelle mattinate di sciopero dietro i tronchi degli alberi, perché io non volevo scandalizzare i bambini. E tutti i tuoi silenzi, in cui non facevi altro che parlare, e io non sapevo cosa rispondere.
sabato 5 novembre 2011
giovedì 6 ottobre 2011
sabato 3 settembre 2011
so mancare
E mentre piangevamo come degli stupidi, io guardando le mie mani e tu guardando il mio volto, avevamo sotto i nostri culi e sotto i miei piedi scalzi quei cazzo di volantini. Erano ovunque, distesi sul pavimento di camera tua. E tu mi dicevi di non andare via subito, di restare, mi offrivi un'altra sigaretta. Io la fumavo camminando avanti e indietro come una pazza e guardando tutto nei minimi particolari per non dimenticarli. Poi mi suggerivi di lavarmi la faccia perché il trucco era andato. Ma dio cane fra tutte le cose dell'eyeliner sbavato ci dovevamo preoccupare! E dopo aver seguito il tuo consiglio mi dicevi che ti sarei mancata e io mi asciugavo la faccia dicendo con la voce soffocata dall'asciugamano frasi sarcastiche come "So mancare".
venerdì 12 agosto 2011
Io amo Barbablu
Avrò avuto su per giù 8 anni, o di meno, andai ad uno spettacolo tetrale che trattava di Barbablu. E mi innamorai di lui.
giovedì 11 agosto 2011
Perché viviamo d(')istanti?
Voglio davvero sapere perché viviamo distanti? Forse no. Mi basta pensare che se qualcuno guarda il cielo la notte di San Lorenzo forse qualcosa in cui sperare ce l'ha ancora. C'era ancora nell'aria il profumo di asfalto, come un anno fa, ma non c'era più la mia voce e le mie mani protese verso le stelle. Non c'ero più io, c'era una penna però e delle cose scritte fin troppo bene contando che non c'era luce. C'era qualcuno che mi mandava messaggi instrisi di dolcezza lacrimogena. E ci sono io che quando lo vedo entrare su skype mi alzo dalla sedia e me ne vado perché è proprio un coglione, però poi torno, ma lui rimane un coglione.
venerdì 29 luglio 2011
giovedì 21 luglio 2011
Penso sempre che se dovessi scegliere tra te e una qualasiasi altra persona sceglierei sempre te.
Ti prego scappa, prendi un aereo torna in Italia ma soprattutto torna da me, non ce la faccio più. Oppure prendi la barca e poi l'autostrada e ci vediamo a metà strada per vedere l'alba, no? Mi manchi. E mi manca il nostro arrivederci che non c'è stato perché ce lo leggevamo negli occhi, ma non avevamo il coraggio di dirlo ad alta voce. Mi hai appena inviato un messaggio e il tuo entusiasmo mi colpisce ogni volta, anche il tuo modo di raccontarmi tutto in pochissime righe e ti immagino con quella 'felpona calda della cambridge university' e mi manca il fiato.
Davvero, torna. O aspettami, insomma vediamoci da qualche parte. Devo abbracciarti e prepararti la colazione, altro che starbucks, loro non ti scriverebbero frasi carine con una bic nera su tovaglioli colorati.
E ascoltando la canzone che mi dedicasti mi vengono in mente le facce stupide e improponibili che in pineta facevo per, come dici tu, conquistarti (nemmeno fossi l'america) mentre gli altri parlavano di musica o di cose che a stento in noi trovavano un senso; abbiamo questo modo carino di estraniarci da tutto e da tutti, anche correndo giù per le scale (ulteriormente per non salutarci) come se fossimo soltanto noi due e nessuno mi stesse aspettando fuori con la macchina. O quella volta che ti feci comprare sigarette che non ti piacquero per niente e mi sentii un po' in colpa...
e ribadisco, il titolo di questo post. sempre. sempre.
martedì 19 luglio 2011
Ma di cosa parlavamo una volta quando parlavamo sempre senza interruzioni?
Avrei da raccontare anche altre cose ma non posso e non capisco nemmeno perché mi sia messa in questa situazione.
sabato 16 luglio 2011
I put two finger in my throat and i seek my heart in vomit.
Ma non ho trovato niente, se non altro il senso di colpa dopo se n'è andato.
giovedì 14 luglio 2011
lunedì 4 luglio 2011
domenica 26 giugno 2011
Ieri sera quando mi hai chiamato avevo tantissima voglia di dirti vieni da me e dormiamo insieme un'altra volta, ma alla fine ho preferito dirti ci sentiamo...oggi dato che è l'una passata e tu hai detto certo e hai fatto finta di trattarmi male, ma sei risultato ancora più dolce del solito, perchè d'altronde non dovrebbe essere tutto carino uno che è stato lasciato da due settimane dalla sottoscritta. Ma proprio non ce la fai.
Non hai ancora imparato a salutare al telefono, comunque.
domenica 19 giugno 2011
I proiettili sparati nel mio stomaco ci facevano da ninna nanna e tu ti addormantavi sempre prima di me, che continuavo a ripetere quella canzone dopo avere passato la mezz'ora precedente a cercarla su internet, ma niente e prima di andartene poco fa mi hai detto "Appena sarò via scommetto che riproverai a cercarla" e io ti ho detto di sì, che se non l'avessi trovata sarei stata molto triste e hai sorriso. Ti ho chiesto se conoscessi certe persone, ma già dormivi e così mi sono messa a pensare ai nostri discorsi su quanti piani ha la mia scuola e sulla gente che si è rovinata i polsi e le vene, che non è poi tanto diversa da noi, e sui miei capelli lunghissimi. Mi giro, ti abbraccio, ma il tuo respiro è sempre troppo irregolare e non riesco a dormire. Al mattino poi mi dici "Mi dai qualcosa da mangiare?" e ti dico cinque minuti perchè devo riprendermi poi arriva Otto, ha fame anche lui, così mi alzo con l'intento di sfamare entrambi. Ti dico che te lo faccio io il caffè dato che a te non riesce bene (come la sera prima, ma ti avevo detto che non era poi così male) ma hai fatto di testa tua, come sempre, e alla fine l'hai gettato perchè era, appunto, annacquato.
Poi ti ho guardato mentre ti lavavi i denti e ti guardavi allo specchio e ho pensato a quanto volessi essere più forte per poterti stringere meglio e non farti andare mai via.
lunedì 6 giugno 2011
Sono arrivata ad una grande conclusione.
Il mio problema è che non riesco a rendere felici le persone, proprio non ce la faccio e per questo poi mi allontano, perchè so che fallirò in tutto ciò che vi aspettate da me.
domenica 29 maggio 2011
Non ne ho proprio più voglia e non è colpa della domenica. Sto tornando a ridere a dirotto per poi piangere e dare la colpa alle risate, e non mi succedeva da un po' e sarà l'estate o quello che volete ma non sforzatevi ché mi fate incazzare ancora di più. Fate anzi finta di niente, tanto non mi capite o non voglio farmi capire. Perchè se vi parlo di piazza d'Armi e mi chiedete che cosa c'entri vuol dire che io non mi debba nemmeno soffermare a spiegarvi e fare finta di niente a mia volta. (fare finta di niente è troppo ricorrente)
Parlo degli altri per parlavi di me ma proprio non ci arrivate, e se ti dico che lo capisco moltissimo ci sarà un perchè? Per un principio di sovrabbondanza sono troppo poca per uscirne fuori. E mi viene da vomitare tutto quello che non ho mangiato e la mia pelle è sempre più bianca, come diceva la Sara? Per mancanza di calore corporeo (?).
E forse una persona che mi fa ridere non basta perchè mi faccio ridere da sola, anche troppo.
E forse era davvero meglio quando si rideva e si ballava solo per la mietitura, non avrei avuto problemi e mal di testa, soltanto i capelli ancora più biondi.
mercoledì 25 maggio 2011
sabato 21 maggio 2011
Sai cosa faccio ora? Prendo due belle parentesi tonde e ti ci metto dentro.
Perchè mi piace così, che da quanto ti ho detto che non sei buono a salutare ci stai più attento e mi dici buonanotte e ciao senza farfugliare. E ci stai così bene tra parentesi, (tutti lì dentro sono più belli).
Mi piacciono le parentesi che traspaiono dai tuoi discorsi e che pensi che io non sappia leggere, ma ti sbagli e io continuo a fare finta di niente. Perchè è la cosa che mi riesce meglio, fare finta di niente.
Poi penso alle parole che mi sussurravi sabato per quali, prima di aver bevuto, ridevo e mi fanno un po' paura.
Mettiamo anche quelle tra parentesi e sentiamoci tra qualche minuto al telefono.
mercoledì 11 maggio 2011
guerre civili
Ora che "l'ultimissimo" è l'ultimo per quanto riguarda questo giorno e io mi chiedo se dire arrivederci ai signori che si siedono davanti a noi per stare al fresco e che ci mettono in imbarazzo.
E io posso fare molte più cose di te ma non ci sono abituata, ma purtroppo mi abituo facilmente e ci saranno molte guerre, nessuna fredda. Qualcuna civile.
lunedì 9 maggio 2011
Alle 5 e mezzo ero in ritardo per il the, mi dicevi
e alle 7 e mezzo eravamo in ritardo per gli orari di chiusura dei parchi, orari di chiusura dei quali non sapevamo l'esistenza
e ne siamo stati informati da quella signora dai capelli rossi
Avevo paura che non riuscissi a respirare per via del raffreddore
e ti sussurravo 'ora ho anche io il raffreddore'.
e alle 7 e mezzo eravamo in ritardo per gli orari di chiusura dei parchi, orari di chiusura dei quali non sapevamo l'esistenza
e ne siamo stati informati da quella signora dai capelli rossi
Avevo paura che non riuscissi a respirare per via del raffreddore
e ti sussurravo 'ora ho anche io il raffreddore'.
sabato 30 aprile 2011
Ed eccoci, non so più cosa fare. Non so più cosa volere, così mi circondo di cose e persone che non c'entrano niente. Ed ho pure le nause mattutine e le pasticche di Plasil nelle tasche dei jeans che tiro fuori nei corridori a scuola perchè solo l'unica cosa che ultimamente mi fa stare pressapoco bene. E quella volta che stavo male e mi sono ritrovata da sola su un letto a combattere ho usato il bicarbonato e ho vomitato tutto e una persona mi aveva detto che quella giornata era stata una noia mortale, senza di me: questo mi fece egoisticamente sorridere al telefono, come tutte le volte.
Poi stasera non so cosa accadrà, perchè non ho più voglia di qualcuno che mi chiami e che mi chieda come sto, se mi va di uscire, tanto non avrei voglia di uscire, ma lo farei lo stesso, perchè lo so, mi piace nuotare nelle paludi e mi lamento se ne esco piena di alghe, lo so. Non ho voglia dei baci o delle mani nelle mani.
Ma me la sono fatta passare da sola, la voglia.
E tu sei diventata una persona molto triste sai, non mi fai più sorridere.
Poi stasera non so cosa accadrà, perchè non ho più voglia di qualcuno che mi chiami e che mi chieda come sto, se mi va di uscire, tanto non avrei voglia di uscire, ma lo farei lo stesso, perchè lo so, mi piace nuotare nelle paludi e mi lamento se ne esco piena di alghe, lo so. Non ho voglia dei baci o delle mani nelle mani.
Ma me la sono fatta passare da sola, la voglia.
E tu sei diventata una persona molto triste sai, non mi fai più sorridere.
lunedì 25 aprile 2011
domenica 20 marzo 2011
le esplosioni di mercato nei tuoi pantaloni.
addirittura devono esistere i tuoi sosia, sugli autobus tornando dal mec che mi guardano dietro gli occhialini rotondi come facevi tu, e in spiaggia a torso nudo, che si spostano i capelli dagli occhi come te e che si mettono le mani sui fianchi come te. e che stanno nel posto dove i monti ci proteggievano.
quella che riempie i vuoti
Sono quella che riempie i vuoti a quanto pare e non mi dispiace nemmeno come ruolo [...]
E li riempio, mi ci tuffo dentro, ai vostri. E magari ci riesco anche. Ma i miei rimangono lì.
Io aspetto qualcuno che riempia me.
voglio avere la nausea da tanto che mi sento piena e non da tanto che ho lo stomaco vuoto.
E li riempio, mi ci tuffo dentro, ai vostri. E magari ci riesco anche. Ma i miei rimangono lì.
Io aspetto qualcuno che riempia me.
voglio avere la nausea da tanto che mi sento piena e non da tanto che ho lo stomaco vuoto.
venerdì 11 marzo 2011
mercoledì 9 marzo 2011
Salire sul letto a castello da ubriachi è un'impresa.
Parlare senza esplicare il soggetto, come se non fosse poi palese.
Tornare a casa ubriaca e vederci male, come quella volta, e mandare messaggi privi di punteggiatura, come quella volta, ma questa volta non a te.
sabato 5 marzo 2011
venerdì 4 marzo 2011
chiuso fra le pagine di una moleskine ma aperta a chiunque voglia (spero nessuno)
E' che a sedici anni non ti resta che camminare su fili di corrente elettrica per sentirti viva e non trovi mai chi attacca la spina. Allora cerchi le rose, ma ovviamente non le trovi perchè tutti i cancelli sono chiusi (o si sono appena chiusi) e hai perso le chiavi (o qualcuno te le ha sfilate dalle tasche). Ma i cancelli, li abbiamo chiusi anche con i sorrisi (i miei) e con cose che non sarebbero mai state restituite perchè "tanto ci rivediamo". E poi sì, ci rivediamo ma facciamo finta di non vederci. Ma i cancelli venivano chiusi dopo un po' di tempo, perchè aspettavi me, che correvo via. Ma i cancelli, non riuscivo ad aprirli, inizialmente, e dovevo stare attenta che altrimenti uscivano i cani. Ma li aprivi tu (o insieme) a volte.
Quello invece, quel giorno, era aperto come tutti i giorni e non per l'occasione speciale. Ma i cancelli si aprivano sui ponti che passavano sopra alle amarene che cercavi di prendere e le volte dopo non c'erano più. I cancelli ascoltavano i nostri saluti goffi e anoressici e ti riempivano di canzoni che volevi regalarmi e io dicevo "dedicare" e tu ribadivi "regalare".
Fosse questione di cancelli.
Fosse questione di rose (per rimediare ai girasoli), di spine.
Di spine
di spine,
di corrente elettrica
di sedici anni (che i vuoti sono miei e non tuoi, che i tuo(n)i tieniteli grazie). Che se abbraccio forte lei è perché spero che la parte di acido deossiribonucleico che hai anche tu ti mandi il calore che le ho dato, ma no, lei ti parla dei miei abbracci, ma non del profumo del mio bucato che ti mancava, dicevi.
Oppure vivi. Ma trovalo un modo facile quando si stancano (di te) e ti stanchi e ti stanchi di stancarti. Trovali altri due occhi dopo che li hai persi, bruciati ancora senza toccare il fuoco, nelle autostrade, tornando da tramonti senza macchine fotografiche, il nonno e il bambino che giocavano sull'altalena. Quando le teste non si vedevano più, perché basse, e le bocche insultavano il passato e non si accorgevano del fatto che qualcuno stesse dormendo. E poi il vuoto, i terrazzi freddi e i letti(sotto) e le coperte messe sopra i corpi morti come se in qualche modo potessero ancora scaldarli.
Non ricordare: è così che succede e poi il giorno prima muori e poi il giorno dopo chiedi e poi un giorno come questo, freddo ma riscaldato (da frasi scritte da qualcuno vicino a queste pagine), le metti per iscritto.
E i detti che non reggono e le spine
le spine
e le corone (ma più che altro le spine).
I petali che facevano la muffa nelle scatolette di qualche signore che perdeva i propri anelli inventando filastrocche che qualcuno che hai deluso ti invoglia a leggere, ma fa i paragoni, ancora una volta.
E anche se cercavi fra la gente le persone (me) e dicevi di averle viste non significa niente. E io nel frattempo avevo già capito tutto ma nel retro dicevo comunque "finalmente!". E ora che ci penso era davvero finalmente, e le spine (ti ho cancellato per sbaglio). Lei voleva le pesche e costavano venticinque centesimi se non erro, forse ventisei, le compravi ed erano le più buone del mondo e tornerei solo per quello. Ma c'è ancora l'albero di rame con i rami verso il cielo sul comò e non credo riuscirei a dormire, ci si cade
ci si cade
peggio che dalle finestre aparte sulle discariche, estintesi il giorno dopo, e le spine, si c'erano anche quelle, nelle discariche degli altri però (o nei giardini). Ma dove vuoi che vada (senza) cosa vuoi che faccia se non sentivo cadere e cadevo io, ma ci sono i tappeti (ma la mia pelle è brava a raggiungere il pavimento congelato).
E le spine
portate via dal fiume e l'acqua alle caviglie.
giovedì 3 marzo 2011
un letto di fiori
stavo leggendo il titolo di questo blog e pensavo che i fiori non erano profumati ma il letto sì, e andava bene.
ma oggi piove e ho sempre più freddo
ed è triste che soltanto dormendo con un piumone e quattro plaid riesca a sentirmi un poco a casa.
ma oggi piove e ho sempre più freddo
ed è triste che soltanto dormendo con un piumone e quattro plaid riesca a sentirmi un poco a casa.
giovedì 17 febbraio 2011
la scrissi più di un anno fa, ma il concetto è questo
le auto passano a intervalli irregolari.
Si creano spazi di infinito silenzio.
silenzio.
E grande vuoto, in me.
Si creano spazi di infinito silenzio.
silenzio.
E grande vuoto, in me.
mercoledì 16 febbraio 2011
Andava illanguinendo in modo visibile a tutti, tranne che a lui. Ma ella sorrideva sempre, sempre: senza lamentarsi, perchè vedeva che il pittore traeva da quel suo impegno un piacere fervido e ardente, e giorno e notte lavorava per ritrarre colei che tanto l'amava, e che tuttavia di giorno in giorno diveniva più languida ed estenuata.
martedì 15 febbraio 2011
sabato 12 febbraio 2011
scusami, non prenderla a male come tutte le cose che faccio o scrivo, questa è vecchia, è di agosto, mi piaceva e l'ho scritta anche qui, niente di più.
Sdraiati sull'asfalto lanciavamo sassi che superavano la legge di gravità e non cadevano. Sopra di noi una miriade di stelle, cinque cadenti. 'Prima o poi secondo me cadono tutte, te ci scherzi' non mi davi corda e fumavi quella tua sigaretta. La cenere rischiava di cadermi addosso. Usurpare i nomi delle costellazioni senza accorgersene, vedere la nebbia avvicinarsi, ricoprire i monti, dare ai pipistrelli nuovi posti in cui volare.
E' stato meglio lasciarci che non esserci incontrati mai,
come dice De Andrè, mi dicevi tu. e io storcevo il naso, ma forse hai ragione.
respiro sempre male ma almeno ho la testa a posto.
va bene così.
respiro sempre male ma almeno ho la testa a posto.
va bene così.
venerdì 11 febbraio 2011
sara
sei l'unica persona per la quale trovo la forza, in qualsiasi momento
sei sempre più importante di qualsiasi mio pretesto, di qualsiasi mia scusa e cerco nelle mie sofferenze, che sono cazzate, che sono solo mie e delle quali nessuno sa un cazzo e che magari nemmeno esistono, la forza, un qualcosa per alleviare le tue e magari non ci riesco. ma davvero io andrei al mercato a comprare un nuovo paio di braccia per abbracciarti ma devi accontentarti delle mie, per quanto distrutte, perchè non ne ho trovate della mia misura.
sei sempre più importante di qualsiasi mio pretesto, di qualsiasi mia scusa e cerco nelle mie sofferenze, che sono cazzate, che sono solo mie e delle quali nessuno sa un cazzo e che magari nemmeno esistono, la forza, un qualcosa per alleviare le tue e magari non ci riesco. ma davvero io andrei al mercato a comprare un nuovo paio di braccia per abbracciarti ma devi accontentarti delle mie, per quanto distrutte, perchè non ne ho trovate della mia misura.
l'avevo scritta quest'estate e stavo meglio anche se scrivevo cazzate
Vorrei morire ora e rinascere in granoturco o non so esiste un granofinlandese? ecco sì, rinascerei in quello. Tra spiga e spiga e direi all'altra spiga 'ciao' e lei probabilmente non saprebbe rispondermi, allora io continuerei a dire ciao finchè non capirei che forse quella spiga non sa capirmi non sa ascoltare e non sa di non capire e non sa di ascoltare è soltanto una spiga, e quando capirò di essere pur'io soltanto una spiga allora non sarò più tanto felice di essere rinata in granoturco o granofinlandese che sia. Però almeno sarei grano per poi diventare pane e pagnotta (pagnotta perchè ha un bel suono, altrimenti anche solo pane sarebbe andato bene) o meglio impasto per fare pane e pagnotta e quando sarei in cucina insieme agli altri impasti, inizierei a dire 'ciao' all'impasto accanto a me finchè mi ricorderei del precedente episodio con le spighe e mi ricorderei della mia precedente sofferenza e della mia precedente delusione e quindi smetterei. Presa poi in mano da abili panettieri inizieri tutta a essere scossa e ritornerei a essere un impasto semplicemente un poco più scosso. E poi finirei a morire nel forno e quindi non so, ha tanto senso voler morire ora?
martedì 8 febbraio 2011
martedì 1 febbraio 2011
lunedì 24 gennaio 2011
i tuoi uragani in crisi di mezza età a quattordici anni, che passavano, che lasciavano vuoti e io provavo a riempirli, prendevo il the al gelsomino, 'i combattimenti tra i cigni finti', le fotografie con dietro i quadri di mio babbo, i braccialetti rotti, i sorrisi sporchi di gelato, i cuscini bagnati, l'ombra dei pini in estate, le stelle che non cadevano e quelle che si rialzavano, le corse di notte fra le stradine del borgo, le televisioni rotte, le cadute dalle panchine, le rane con o senza collo, i battenti delle finestre, le domeniche pomeriggio alla televisione, il mio vecchio computer senza casse, gli orari degli autobus. cercavo di riempirli, i tuoi vuoti. senza badare ai miei, di uragani.(che poi erano tempeste, che poi non avevo l'ombrello, ma non m'importava)
domenica 23 gennaio 2011
e forse il brutto è proprio il fatto che tu non lo sappia (o che tu lo sappia anche troppo)
Non sai quante volte, dopo aver imbrattato il cuscino di eyeliner di notte, sono venuta da te al mattino sorridendo, per far sì che almeno uno dei due ricevesse ogni tanto un sorriso.
venerdì 21 gennaio 2011
Solite giornate disinfettate, ritagliate da pezzi di giornale andati a fuoco.
Rimangono le scritte nella cenere, si legge di storie finite in un fosso con le cicale a cantare di cose mai successe, di cose successe solo nelle fredde macchine che sfrecciano sull'autostrada avvicinandosi ad un posto dal quale si vorrebbe scappare. Si legge di mani lasciate andare, di mani che cercano e trovano ma è come se non lo avessero fatto. Giornate ritagliate e cucite sui polsi con filo spinato arrugginito, qualcosa che non ti scuoti di dosso, che ti entra nelle ossa come il freddo di questi pomeriggi di ottobre, in cui il cielo è così bianco che con gli occhi chiari non si riesce a vedere (forse perchè sono chiusi). Giornate che finiscono, senza forse mai iniziare, quindi senza forse mai finire, tra fredde lenzuola lacerate dalla tua mancanza.
ho imparato molto da te, per esempio che sono sensibile e che parlo poco. che le mie gambe sono lunghe ma dicevi che erano corte se viste da un'altra prospettiva e che quando fumo sono bella. Poi da qualcun altro ho saputo di essere dolce e da sola che è bruttissimo mettersi la mano davanti alla bocca quando si ride. che vorrei leggere le favole a tutti perchè nessuno le ha mai lette a me e che probabilmente leggerei anche gli ingredienti del chinotto perchè a volte ho tanta voglia di leggere ad alta voce, come per avere la certezza di esistere.
il raffreddore è la soluzione
il profumo di questi giorni è uguale al profumo di questi giorni ma un anno addietro
il raffreddore è la soluzione a problemi di questo genere.
finchè non capisco che, certi profumi, li ho in testa.
Rifammi i tuoi monologhi sull'amianto e sui tetti.
Tanto come allora non li ascolterei, o poco, o forse quanto basta. Come allora sarei più concentrata a osservare l'aria sognante che puntualmente hai quando racconti qualcosa, ad ascoltare il suono della tua voce quando stai per finire una frase o a invidiare le sillabe che accenti. Rifammi magari anche i tuoi monologhi sulla mia bocca.
domenica 16 gennaio 2011
i soliti problemi insoliti
il problema è che io so le tue abitudini e tu sai le mie e volendo io ricordo ancora le nostre
sai dove trovarmi e io so dove trovarti, non sappiamo dove ritrovarci
nessuno dei due sa dove ci siamo persi.
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