Ti prego scappa, prendi un aereo torna in Italia ma soprattutto torna da me, non ce la faccio più. Oppure prendi la barca e poi l'autostrada e ci vediamo a metà strada per vedere l'alba, no? Mi manchi. E mi manca il nostro arrivederci che non c'è stato perché ce lo leggevamo negli occhi, ma non avevamo il coraggio di dirlo ad alta voce. Mi hai appena inviato un messaggio e il tuo entusiasmo mi colpisce ogni volta, anche il tuo modo di raccontarmi tutto in pochissime righe e ti immagino con quella 'felpona calda della cambridge university' e mi manca il fiato.
Davvero, torna. O aspettami, insomma vediamoci da qualche parte. Devo abbracciarti e prepararti la colazione, altro che starbucks, loro non ti scriverebbero frasi carine con una bic nera su tovaglioli colorati.
E ascoltando la canzone che mi dedicasti mi vengono in mente le facce stupide e improponibili che in pineta facevo per, come dici tu, conquistarti (nemmeno fossi l'america) mentre gli altri parlavano di musica o di cose che a stento in noi trovavano un senso; abbiamo questo modo carino di estraniarci da tutto e da tutti, anche correndo giù per le scale (ulteriormente per non salutarci) come se fossimo soltanto noi due e nessuno mi stesse aspettando fuori con la macchina. O quella volta che ti feci comprare sigarette che non ti piacquero per niente e mi sentii un po' in colpa...
e ribadisco, il titolo di questo post. sempre. sempre.
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