venerdì 21 gennaio 2011
Solite giornate disinfettate, ritagliate da pezzi di giornale andati a fuoco.
Rimangono le scritte nella cenere, si legge di storie finite in un fosso con le cicale a cantare di cose mai successe, di cose successe solo nelle fredde macchine che sfrecciano sull'autostrada avvicinandosi ad un posto dal quale si vorrebbe scappare. Si legge di mani lasciate andare, di mani che cercano e trovano ma è come se non lo avessero fatto. Giornate ritagliate e cucite sui polsi con filo spinato arrugginito, qualcosa che non ti scuoti di dosso, che ti entra nelle ossa come il freddo di questi pomeriggi di ottobre, in cui il cielo è così bianco che con gli occhi chiari non si riesce a vedere (forse perchè sono chiusi). Giornate che finiscono, senza forse mai iniziare, quindi senza forse mai finire, tra fredde lenzuola lacerate dalla tua mancanza.
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