Il mare mi sembra vagamente il lago man mano che ci avviciniamo. Più volte sono tentata di chiamarlo così, lago, ma mi blocco, sarebbe troppo difficile da spiegare poi. È sempre difficile da spiegare con te. Anzi, è fin troppo facile, perché da spiegarci non abbiamo niente, ci guardiamo e sappiamo già tutto. Mi chiedo se nella tua mente ci sia lo stesso casino che c'è nella mia ogni volta, va a finire che dico solo cose stupide. Credo davvero che sappiamo tutto fin troppo bene, quello che c'è in ballo e quello che balliamo noi, poi, vicino alla spiaggia. Il sole ci fa brillare (diamogli questa soddisfazione) e io sono costretta a tenermi il braccio sugli occhi perché c'è troppa luce, tu invece sei stato furbo. La posizione è scomoda, gli scogli si prendono a pugni con le mie ossa, quasi cado ma tu mi stringi a te. E in quel momento avrei voluto essere tanti mesi fa, quando le cose sarebbero potute andare in un modo diverso, quando non c'era il mare a cullarci. Ce le diciamo, le cose, ma in modo ambiguo e ci confondiamo ancora di più.
Ti ho baciato sotto il labbro e non ho la benché minima idea di quello che volesse significare, mi sono ritratta e mi hai guardato come dire "è tutto qui"?
No purtroppo è molto di più.
venerdì 7 settembre 2012
Chicago suburbs
Dal secondo piano aperto dell’autobus guardavo il Lago Michigan con il vento tra i capelli e ti pensavo, pensavo a tutto quello che c’era e non c’era stato e pensavo che tu probabilmente stavi dormendo, non so quanto bene, senza di me.
http://www.flickr.com/photos/giudykuran/7948744430/
mercoledì 5 settembre 2012
Nessuno si è innamorato di me quando ero felice
Non so, forse tutti sono attratti dalla tristezza intrinseca delle mie espressioni facciali.
martedì 4 settembre 2012
ci risiamo
Ed è in giornate come queste che ricomincio a scrivere e ad aprirmi un po', più che altro con me stessa. Giornate come questa in cui il cielo è grigio, la finestra semichiusa ma aperta quanto basta a farmi venire in brividi ad ogni folata di vento. Giornate in cui sentire la porta che sbatte e realizzare di essere in casa da sola mi fa correre in bagno e mi fa vomitare tutto il (troppo) poco che ho mangiato. Poi mi guardo allo specchio con gli occhi iniettati di sangue e la cosa quasi mi gratifica.
Ho realizzato che l'amore mi fa male, o forse le persone che amo in generale. Sono in grado di farmi scavare dentro dei tunnel e sebbene io sappia com'è finita la scorsa volta non ho in mente di fare niente per cambiare questa situazione. Perché sopportare il mio dolore è una cosa che so fare.
Quando si tratta di quello degli altri è un altro paio di maniche.
Ma questa è un'altra storia.
Ho realizzato che l'amore mi fa male, o forse le persone che amo in generale. Sono in grado di farmi scavare dentro dei tunnel e sebbene io sappia com'è finita la scorsa volta non ho in mente di fare niente per cambiare questa situazione. Perché sopportare il mio dolore è una cosa che so fare.
Quando si tratta di quello degli altri è un altro paio di maniche.
Ma questa è un'altra storia.
domenica 25 dicembre 2011
Perché tutta questa tristezza che mi porto dentro non ha davvero un cazzo di senso, non ha senso che io passi il periodo natalizio sempre con l'ansia che arrivi il giorno del mio compleanno.
Non ha senso che io sappia che non ha senso eppure continui a comportarmi così.
Non ha senso che mi svegli decidendo di essere incazzata con te per almeno i prossimi mille anni ma che tu mi faccia passare tutto con un sms del cazzo in cui dici che hai il cellulare nuovo. (che probabilmente mi hai mandato per non lasciare vuota la voce 'messaggi inviati')
Non ha senso che io sappia che non ha senso eppure continui a comportarmi così.
Non ha senso che mi svegli decidendo di essere incazzata con te per almeno i prossimi mille anni ma che tu mi faccia passare tutto con un sms del cazzo in cui dici che hai il cellulare nuovo. (che probabilmente mi hai mandato per non lasciare vuota la voce 'messaggi inviati')
domenica 11 dicembre 2011
I legami covalenti tra le mie mani e i tuoi capelli
nei giardinetti vicino alla Coop nelle mattinate di sciopero dietro i tronchi degli alberi, perché io non volevo scandalizzare i bambini. E tutti i tuoi silenzi, in cui non facevi altro che parlare, e io non sapevo cosa rispondere.
sabato 5 novembre 2011
giovedì 6 ottobre 2011
sabato 3 settembre 2011
so mancare
E mentre piangevamo come degli stupidi, io guardando le mie mani e tu guardando il mio volto, avevamo sotto i nostri culi e sotto i miei piedi scalzi quei cazzo di volantini. Erano ovunque, distesi sul pavimento di camera tua. E tu mi dicevi di non andare via subito, di restare, mi offrivi un'altra sigaretta. Io la fumavo camminando avanti e indietro come una pazza e guardando tutto nei minimi particolari per non dimenticarli. Poi mi suggerivi di lavarmi la faccia perché il trucco era andato. Ma dio cane fra tutte le cose dell'eyeliner sbavato ci dovevamo preoccupare! E dopo aver seguito il tuo consiglio mi dicevi che ti sarei mancata e io mi asciugavo la faccia dicendo con la voce soffocata dall'asciugamano frasi sarcastiche come "So mancare".
Iscriviti a:
Post (Atom)