venerdì 7 settembre 2012

i diciassette anni più incasinati del cosmo

Il mare mi sembra vagamente il lago man mano che ci avviciniamo. Più volte sono tentata di chiamarlo così, lago, ma mi blocco, sarebbe troppo difficile da spiegare poi. È sempre difficile da spiegare con te. Anzi, è fin troppo facile, perché da spiegarci non abbiamo niente, ci guardiamo e sappiamo già tutto. Mi chiedo se nella tua mente ci sia lo stesso casino che c'è nella mia ogni volta, va a finire che dico solo cose stupide. Credo davvero che sappiamo tutto fin troppo bene, quello che c'è in ballo e quello che balliamo noi, poi, vicino alla spiaggia. Il sole ci fa brillare (diamogli questa soddisfazione) e io sono costretta a tenermi il braccio sugli occhi perché c'è troppa luce, tu invece sei stato furbo. La posizione è scomoda, gli scogli si prendono a pugni con le mie ossa, quasi cado ma tu mi stringi a te. E in quel momento avrei voluto essere tanti mesi fa, quando le cose sarebbero potute andare in un modo diverso, quando non c'era il mare a cullarci. Ce le diciamo, le cose, ma in modo ambiguo e ci confondiamo ancora di più.
Ti ho baciato sotto il labbro e non ho la benché minima idea di quello che volesse significare, mi sono ritratta e mi hai guardato come dire "è tutto qui"?
 No purtroppo è molto di più.

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