lunedì 24 gennaio 2011
i tuoi uragani in crisi di mezza età a quattordici anni, che passavano, che lasciavano vuoti e io provavo a riempirli, prendevo il the al gelsomino, 'i combattimenti tra i cigni finti', le fotografie con dietro i quadri di mio babbo, i braccialetti rotti, i sorrisi sporchi di gelato, i cuscini bagnati, l'ombra dei pini in estate, le stelle che non cadevano e quelle che si rialzavano, le corse di notte fra le stradine del borgo, le televisioni rotte, le cadute dalle panchine, le rane con o senza collo, i battenti delle finestre, le domeniche pomeriggio alla televisione, il mio vecchio computer senza casse, gli orari degli autobus. cercavo di riempirli, i tuoi vuoti. senza badare ai miei, di uragani.(che poi erano tempeste, che poi non avevo l'ombrello, ma non m'importava)
domenica 23 gennaio 2011
e forse il brutto è proprio il fatto che tu non lo sappia (o che tu lo sappia anche troppo)
Non sai quante volte, dopo aver imbrattato il cuscino di eyeliner di notte, sono venuta da te al mattino sorridendo, per far sì che almeno uno dei due ricevesse ogni tanto un sorriso.
venerdì 21 gennaio 2011
Solite giornate disinfettate, ritagliate da pezzi di giornale andati a fuoco.
Rimangono le scritte nella cenere, si legge di storie finite in un fosso con le cicale a cantare di cose mai successe, di cose successe solo nelle fredde macchine che sfrecciano sull'autostrada avvicinandosi ad un posto dal quale si vorrebbe scappare. Si legge di mani lasciate andare, di mani che cercano e trovano ma è come se non lo avessero fatto. Giornate ritagliate e cucite sui polsi con filo spinato arrugginito, qualcosa che non ti scuoti di dosso, che ti entra nelle ossa come il freddo di questi pomeriggi di ottobre, in cui il cielo è così bianco che con gli occhi chiari non si riesce a vedere (forse perchè sono chiusi). Giornate che finiscono, senza forse mai iniziare, quindi senza forse mai finire, tra fredde lenzuola lacerate dalla tua mancanza.
ho imparato molto da te, per esempio che sono sensibile e che parlo poco. che le mie gambe sono lunghe ma dicevi che erano corte se viste da un'altra prospettiva e che quando fumo sono bella. Poi da qualcun altro ho saputo di essere dolce e da sola che è bruttissimo mettersi la mano davanti alla bocca quando si ride. che vorrei leggere le favole a tutti perchè nessuno le ha mai lette a me e che probabilmente leggerei anche gli ingredienti del chinotto perchè a volte ho tanta voglia di leggere ad alta voce, come per avere la certezza di esistere.
il raffreddore è la soluzione
il profumo di questi giorni è uguale al profumo di questi giorni ma un anno addietro
il raffreddore è la soluzione a problemi di questo genere.
finchè non capisco che, certi profumi, li ho in testa.
Rifammi i tuoi monologhi sull'amianto e sui tetti.
Tanto come allora non li ascolterei, o poco, o forse quanto basta. Come allora sarei più concentrata a osservare l'aria sognante che puntualmente hai quando racconti qualcosa, ad ascoltare il suono della tua voce quando stai per finire una frase o a invidiare le sillabe che accenti. Rifammi magari anche i tuoi monologhi sulla mia bocca.
domenica 16 gennaio 2011
i soliti problemi insoliti
il problema è che io so le tue abitudini e tu sai le mie e volendo io ricordo ancora le nostre
sai dove trovarmi e io so dove trovarti, non sappiamo dove ritrovarci
nessuno dei due sa dove ci siamo persi.
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