martedì 27 novembre 2012

L'importanza di non sapere i nomi

A scuola guida con me c'è un ragazzo che non avevo mai visto prima. Ha un gran bel viso e non perché sia bello. Ha un bel viso perché è un viso vissuto, e si vede. Ha una cicatrice che gli attraversa la palpebra superiore fino al sopracciglio e qualcuna forse vicino alla bocca o sulle guance, non lo so, non lo guardo mai troppo per paura di essere invadente. Mi ha spiegato che sono ciò che resta di un incidente e mi ha mostrato le mani (immagino avesse delle cicatrici anche lì, non riuscii a coglierle). Mi ha detto di aver fatto un bel volo, in motorino e che fu colpa sua. Ride. Dice ogni volta buona sera, è cordiale. Ha un forte accento toscano che non lo rende volgare ma più simpatico di quanto sia già. È di Prato. Torna là ogni weekend, per questo non è mai presente alla lezione del venerdì. E ci chiede cosa abbiamo fatto e quando gli dico il comportamento in caso di incidente impreca "Noo, io metto sotto tutti e non so come fare, li lascio lì" "Il numero dell'ambulanza lo conosci?" si illumina. "Sì, 118, quello lo so, ma poi, dai, un medico in giro c'è sempre". Ha scarponcini molto belli e mi piacciono. Lavora a Massa, fa le perle (?), l'altra sera non è potuto venire al corso perché doveva spegnere il forno e solo lui sa farlo. Ha un anno più di me e non va più a scuola da quando aveva 16 anni. "Perché?" gli hanno chiesto. "Bocciavo". "Forse è il caso che vai a lavorare" riporta il discorso del padre. È simpatico. Lo dice anche Fede. Fede gli dice che siamo allo scientifico, in quinta. Sgrana gli occhi. Rido "Che faccia". Era all'alberghiero, dice. Sorrido e quasi esaltata dico "E sai cucinare?". "Ovvio". Anche Fede voleva andare in quella scuola. "Ero partito con l'idea di fare il cuoco..." Sì poi non ricordo come fosse proseguito il discorso. Dice che dove abitava lui, a Prato, non conosce i nomi delle persone.
E io pensandoci non conosco il suo.
Però è simpatico, ha degli occhi molto dolci e mi offre caffè che mai prenderò. Ed ha un gran bel viso, ha un bel viso perché è un viso vissuto, e io lo vedo sempre.

mercoledì 21 novembre 2012

Mi sento come lo scorso 31 dicembre, quando dopo aver preso a pugni tutti i mobili e i divani letti, dopo essermi incriccata le costole contro i sassi ricoperti di neve sono caduta sul ghiaccio e papale papale ho sbattuto il mento e sono rimasta lì confusa e nessuno mi ha aiutato a rialzarmi.

martedì 6 novembre 2012

(enjambment)

Vorrei andarmene, non per fuggire, fuggirei solo da me stessa e mi pare un po' difficile. Andrei in un posto dove respirare bene, in mezzo alla neve e alle luci delle piccole case al crepuscolo in Norvegia, lungo le distese di ghiaccio sul quale spesso scivolavo, un classico.
Per una volta, vorrei buttare via tutto quell'amore che ho dentro. Mi sta sfuggendo dalle mani, dalla bocca.
Non so più dove infilarlo.
Saprei che farne se fosse di meno.
Esplode e io implodo.
So che  l'amore si divide solo tra due persone
non tre (enjambment)

diamo i numeri

Che meraviglia che i numeri di cellulare cambino mentre quelli di casa rimangono gli stessi potresti chiamare tutti con la certezza di trovarli basterebbe un po' di coraggio, invece no.
Non lo fai
ciao ci vediamo in giro

mercoledì 17 ottobre 2012

Adesso come non mai avrei bisogno di qualcun con cui parlare. Un'amica. Mi sento talmente sola, non riusciamo più nemmeno a guardarci negli occhi, noi tutte non abbiamo più niente da dirci. Invece le parole dentro di me stanno scoppiando e ficco ancora la testa nel cesso.


Per citare Brondi, dove cazzo siete andati tutti?

venerdì 28 settembre 2012

Il mio corpo sta iniziando a comportarsi come cazzo vuole. Mi sembra di aver perso il controllo.
In risposta alla tristezza c'è il vomito.
Passo sempre più tempo in bagno. E nessuno si accorge di un cazzo.

venerdì 7 settembre 2012

i diciassette anni più incasinati del cosmo

Il mare mi sembra vagamente il lago man mano che ci avviciniamo. Più volte sono tentata di chiamarlo così, lago, ma mi blocco, sarebbe troppo difficile da spiegare poi. È sempre difficile da spiegare con te. Anzi, è fin troppo facile, perché da spiegarci non abbiamo niente, ci guardiamo e sappiamo già tutto. Mi chiedo se nella tua mente ci sia lo stesso casino che c'è nella mia ogni volta, va a finire che dico solo cose stupide. Credo davvero che sappiamo tutto fin troppo bene, quello che c'è in ballo e quello che balliamo noi, poi, vicino alla spiaggia. Il sole ci fa brillare (diamogli questa soddisfazione) e io sono costretta a tenermi il braccio sugli occhi perché c'è troppa luce, tu invece sei stato furbo. La posizione è scomoda, gli scogli si prendono a pugni con le mie ossa, quasi cado ma tu mi stringi a te. E in quel momento avrei voluto essere tanti mesi fa, quando le cose sarebbero potute andare in un modo diverso, quando non c'era il mare a cullarci. Ce le diciamo, le cose, ma in modo ambiguo e ci confondiamo ancora di più.
Ti ho baciato sotto il labbro e non ho la benché minima idea di quello che volesse significare, mi sono ritratta e mi hai guardato come dire "è tutto qui"?
 No purtroppo è molto di più.

Chicago suburbs

Dal secondo piano aperto dell’autobus guardavo il Lago Michigan con il vento tra i capelli e ti pensavo, pensavo a tutto quello che c’era e non c’era stato e pensavo che tu probabilmente stavi dormendo, non so quanto bene, senza di me. http://www.flickr.com/photos/giudykuran/7948744430/

mercoledì 5 settembre 2012

martedì 4 settembre 2012

ci risiamo

Ed è in giornate come queste che ricomincio a scrivere e ad aprirmi un po', più che altro con me stessa. Giornate come questa in cui il cielo è grigio, la finestra semichiusa ma aperta quanto basta a farmi venire in brividi ad ogni folata di vento. Giornate in cui sentire la porta che sbatte e realizzare di essere in casa da sola mi fa correre in bagno e mi fa vomitare tutto il (troppo) poco che ho mangiato. Poi mi guardo allo specchio con gli occhi iniettati di sangue e la cosa quasi mi gratifica.
Ho realizzato che l'amore mi fa male, o forse le persone che amo in generale. Sono in grado di farmi scavare dentro dei tunnel e sebbene io sappia com'è finita la scorsa volta non ho in mente di fare niente per cambiare questa situazione. Perché sopportare il mio dolore è una cosa che so fare.
Quando si tratta di quello degli altri è un altro paio di maniche.
Ma questa è un'altra storia.