mercoledì 28 ottobre 2015

Mi è stato detto che sono egoista,  io.  Ho pensato che forse è vero
Che devo pensare a me perché nessun altro lo fa. 

sabato 24 ottobre 2015

Ecco cosa, mi sembra di vivere la mia vita dall'esterno, di guardarla passare senza riuscire a fare niente. Il sole splende e l'aria fredda mi prende a schiaffi, ma mi sembra di essere dietro ad una finestra. Non riesco ad afferrare la mia vita. Quando ti vedo mi sembra di guardarti da dietro uno schermo e mi sembra di guardare un film visto e rivisto, di cui conosco a memoria la fine...

domenica 18 ottobre 2015

Cosa significa sentirsi soli?

Cosa significa sentirsi soli? Mi sento così,sempre. Mi sento abbandonata in balia dei miei pensieri che sembrano prendersi gioco di me. E come posso spiegartelo? Non so dire altro a parte "mi sento sola" e lo ripeto lo ripeto cercando di trovare una motivazione, cercando di dargli un senso, ma mi sento solo sempre più sopraffatta da questo sentimento. Mi sento sola quando sono da sola e mi sento sola quando sono in mezzo alla gente, ma mai quando sono tra le tue braccia e mi può anche stare bene fino ad un certo punto, ma il punto, il limite è stato oltrepassato. La mia solitudine è data da tutte le assenze che mi circondano, forse è così, mi sembra sempre di cercare qualcosa, di volere qualcosa che non posso avere. Voglio troppo? Vorrei solo non sentirmi più così, avere persone su cui fare affidamento, poter parlare con qualcuno senza avere l'ansia di quello che potrebbe venir fuori dalla conversazione, vorrei essere libera di stare da sola senza sentire un mostro che mi mangia dentro e che mi obbliga a vomitare tutto fuori. Invece piango "sottovoce" sulla tua spalla, senza farmi sentire, ma spero con tutta me stessa tu te ne accorga, ma spero con tutta me stessa tu non te ne accorga perché non avrei idea di come motivare quelle lacrime. Mi sento così.Così e non ho una buona motivazione. Mi sento lanciare addosso granate ogni volta che ci allontaniamo.
E tu nemmeno le senti scoppiare.

lunedì 21 settembre 2015

Davvero, è tutta la sera che cerco di evitare di scrivere, perché ogni cosa mi si palesa sempre meglio se la scrivo e preferisco non sapere certe cose. Che so già. Non voglio scrivere di quanto mi senta male perché non mi accetto e mi sembra che nessuno lo faccia, nessuno ha voglia di scavare a fondo. Non voglio scrivere di quanto ancora pensi sempre a prendere le forbici e a tagliare via ogni parte di me. Non voglio nemmeno raccontare di come mi senta male ogni volta in cui mi ripeti che sono bella e io penso che tu stia cercando di convincere te stesso piuttosto che me.

martedì 16 giugno 2015

Tremendamente sola. Tanto che discuto con me stessa e penso a un volume talmente  forte che mi fa venire voglia di urlare. Vorrei qualcuno con cui parlare, vorrei poter stare male e sapere esattamente chi cercare, invece mi ritrovo a dare consigli a me stessa, a parlare con me stessa, ad abbracciarmi da sola. Come l'unico lampione in una via buia che si fa luce da solo, così.

domenica 29 marzo 2015

senza mare

Ho capito che vivere in una città senza il mare mi metterebbe ansia, mi sentirei imprigionata, claustrofobica, mi sembrerebbe di non avere una via fuga. E ho questa sensazione attualmente. Mi sembra di non avere più dentro il mare, di non avere un modo per fuggire da me stessa. Per far andare via me da me stessa. Ho una voglia matta, ma matta davvero, di tagliarmi, di far uscire un po' di me, di stemperare la tensione, di sentirmi viva. Non posso, ma non assicuro niente.

domenica 28 settembre 2014

PURA POESIA

Resisteresti poco, al freddo senza l’afa estiva ma sarebbe un’esperienza diversa, no? Poi ti riporterei indietro, come è giusto che sia. Ma per un po’ ti porterei con me.Ti racconterei le cose che non avrò il tempo di finire di dirti. Solo per quello, per trovare il modo che duri di più. Ti farei guardare il mare freddo, così apprezzeresti il tuo. Ti farei una foto e la lascerei nel cassetto per le volte che avrò voglia di guardarti con i capelli scompigliati e il sorriso accennato. Mangeremo e dormiremo poco perché non ci sarebbe il tempo; tutto quello che vorresti cercherei di dartelo. Ti farei esprimere un desiderio e lo esaudirei. Solo uno, perché tre non sarei capace. Ti farei almeno un paio di domande scomode, perché così ti fideresti di me; perché così, se ti telefonassi almeno una volta, sussulteresti un pochino e quando deciderai di andare via, ci sarà almeno una volta in cui vorrai tornare. Vorrei che ti fossi innamorata di me, per chiedermi di restare. Ma forse tu impieghi tanto per innamorarti e allora è per questo che vorrei portarti con me: per farti innamorare.
Verresti?
No, non verrei. Perché dovrei?
Non credo che mi riporteresti indietro, non voglio che tu faccia di tutto per me. Il suono è simile a quello della tua voce, non della mia: vorrei che lo capissi e te ne rendessi conto. Le tue parole sono esigenti e mi si stringono al cuore.L’unisono tra di noi non funziona. Il moto di due anime in una non esiste. Non vorrei foto di questo momento, né motivi per lasciare che non finisca. È doloroso da ricordare. Cosa c’è di poetico in una sensazione moritura? Se lo volessi, non farei in modo che arrivi la fine. Perché è questo il punto: io sto facendo in modo che l’ultimo secondo di tutto accada, capisci? Permettimi di dire di no. Permettimi di non esserti accanto.
Permettimi di decidere di non esserci come vuoi tu. Pensare che sia per due, per renderti i pensieri più facili; lo sai che mi stai raccontando una bugia mentre mi chiedi ‘verresti?‘ Certo che lo sai. Venire? Cosa potrebbe dire? Cosa saremmo?
La mia automobile scivola da sola verso casa mentre rileggo le tue parole. Cerco di trovare interpretazione, tentando di valicare le frasi così come sono – cunei – e trovarci l’intenzione inespressa di dire dell’altro. Cerco titubanze, virgole, mi soffermo sui dettagli. Ma io di dettagli non capisco nulla. Non so come sono fatti, in verità. Potrei rimanere attaccato alla balaustra a due mani, mangiare tutte le merendine della macchinetta accanto all’ingresso del gate pur di restare a guardare il fiume da un lato e la strada dall’altro.
Fissare l’asfalto fino a farmelo entrare negli occhi e bucarmeli per non vedere la via di casa: questo dovrebbe accadere affinché io vada via da qui e mi rassegni alle tue parole. Credevo di non essere capace di rimanere in silenzio a guardare.
Sono solito pensare di me cose molto positive: grande cuore, grande testa, spirito d’iniziativa, forte indipendenza; pensavo di non essere capace di restare a guardare inerme. È una di quelle circostanze che non si addicono agli spiriti vincenti. È come ammettere di avere un buco scoperto e lasciare che qualcuno ci infili un dito dentro, stracciando carne e tessuti, graffiando vasi, fino a tingere di rosso i vestiti e non poter, così, celare l’affanno.
Eppure io sono un tipo sveglio, non mi lascio abbindolare facilmente; ho sempre saputo tenerle a distanza e prosciugarne il necessario. Ecco, sì: non sono mai andato al di là del necessario con quasi nulla.
Solo di foglie d’albero ne ho troppe, perché ne faccio collezione. Ne ho mangiate molte di merendine della macchinetta ma adesso, alla guida, con le mani poco convinte e smaniose, non ne ricordo il sapore singolo e anche gli incartamenti mi paiono tutti uguali. Non posso distinguere il caramello dal fiordilatte e questi dal cioccolato: ho un solo amalgama appiccicaticcio nella bocca.
Mi sembra strano sentirmi così sopra le righe. Mi sembra strano, ancora, sentire quegli occhi addosso. I tuoi e i miei insieme, che erano altro, lo sono stato lo so, lungo il fiume e poi sono irrimediabilmente scomparsi dopo un battito di ciglia. Un movimento fisiologico ne ha decretato la fine ed io lo vado cercando, adesso, mentre mi dirigo verso casa, seguo la scia per provare a seguirti.
Che pena. Sperare, intendo. È la pena di chi non sa rinunciare. Non so raccontare una volta in cui tu mi avevi detto di essere felice, in effetti. E nemmeno una volta in cui te l’ho detto io, d’altronde. Non credo minimamente di esserti venuto incontro per davvero, con foga ed eccitazione, per abbracciarti di sorpresa. Non mi viene in mente la prima volta che t’ho visto.
So quand’è, con precisione, perché io ero al bancone di un bar con una ragazza che mi piaceva molto. E che ho abbracciato con slancio e voluto tante di quelle volte da essermene invaghito e addirittura innamorato a un certo punto. Ricordo d’averti preso in consegna nella mia mente, ma non d’averti visto. Non so nemmeno com’eri vestita. So solo che ti sei passata una mano tra i capelli, il gesto più comune che si possa recuperare nella memoria. Eppure io l’ho registrato. In realtà potrebbe essere falso. Potrei aver traslato la mano di un altro sulla tua e adesso cucirti addosso un movimento che non t’è appartenuto. Avevi un braccialetto che si compra al mare, di quelli di cotone colorato, che dicono porti fortuna e poi, un giorno, si spezzi per far avverare un desiderio. Di quelli che hanno tutti, eccetto me, poiché io non li sopporto: rimangono bagnati per ore, dopo la doccia, ed umidi sulla pelle. Mi sono chiesto quale potesse essere il tuo desiderio.
È la prima cosa su cui mi sono interrogato guardandoti quella volta e pensandoti i giorni successivi. Se tu avessi un desiderio sopra tutti, se fosse legato a quel braccialetto o a un sentimento. Ho sentito il bisogno di saperlo, come se fosse il tuo nome. Avevi anche un anello costoso. Sottile, ma prezioso. Un anello facile, che non sorprende se lo regali. Non so perché l’avessi notato. Niente a che vedere coi tuoi occhi, mi rendo conto. A chiunque avessi chiesto di te nei giorni seguenti, continuavo a dire di non avere in mente i tuoi occhi: eppure sono meravigliosi. Non mi viene un’altra parola in mente. Dovrei inventarla ma non sono capace, tu lo sai. Posso fartelo intuire ma non so spiegarlo. Non capisco perché non me li sono incollati addosso. Avevo notato di te solo i dettagli peggiori fra tutti gli altri; ciononostante ti cercavo già il giorno dopo. Mentre passeggiavo sotto casa tua, nelle sere a seguire, speravo di notare i tuoi movimenti alla finestra oppure con chi saresti uscita. Desideravo vederti da sola, che, una volta sull’uscio, ti guardassi intorno e vedendomi rimanessi piacevolmente compiaciuta.
Avrei voluto essere io nei tuoi sogni, a ispirare i tuoi sonni e farti felice. Ma lo so di non potere. Eppure questa consapevolezza non m’ha fatto smettere di volerti portare via con me. Non capisco. Non capisco cosa vuoi dire. Mi pare assurdo che tu pensi di poter amarmi. Quanto abbiamo passato insieme? Non capisco perché tu voglia portarmi con te. Non sai nulla. Ti ho rubato anche un sorriso triste quella sera.È andata così: io ti ho guardata per un momento, mentre ti passavi le mani nei capelli, e stavi sorridendo, ma non alla persona con cui parlavi. Sorridevi, rivolta verso il basso come per un pensiero veloce da far svanire. E, rivolto di nuovo il tuo volto verso l’alto, ti ho sorpresa triste, come se quel pensiero felice andasse celato. Sorridi solo quando qualcuno o qualcosa ti fa ridere, ma non dovresti. A me piace, ma non dovresti.
La felicità pare si auguri a tinte pastello e così mi tocca fare, con te, adesso: cercare di farti togliere dal viso i tuoi sorrisi tristi, come ho sempre fatto, d’altronde. Potremmo essere in giro a passeggiare in una città qualunque, col caldo, mano nella mano e io dovrei accorgermi del tuo sorriso triste e allora darti un bacio o prenderti il viso e farti fare una smorfia che mimi la gioia. Sorrideresti e il mio desiderio di felicità per te sarebbe compiuto. La verità è che i tuoi sorrisi tristi a me piacciono, perché a te stanno bene, perché li sai trattare, li sai adoperare e mettere in fila senza che rompano le righe. Se lo facessi io sarei penoso. Questo è il punto: faccio pensieri e desidero cose nuove.
Non importa cosa so. Per la prima volta, non importa. Non so da dove vengono o come si chiamino e non potrei spiegarle a nessuno eccetto te, con un po’ di tempo, con un po’ di pause, con quei silenzi che non saprei riempire, all’inizio. Ma potrei imparare. Sono un pessimo romantico, lo ammetto. È per questo che non sono riuscito a farti innamorare. Lo so che è così. Ho immaginato che potessi bastare io, con i miei modi normali e l’aria spavalda.
Fintamente sicura. E del tempo, per spiegarti quello che manca, per farti vedere che ne sarebbe valsa la pena, alla fine. Ho provato, che dire, a farmi scegliere.
Ho sperato.Dovevo. Era una possibilità, capisci? Come fare a metterla via, a dimenticarla. Forse aspettando, forse non era il momento. Forse io e te abbiamo un altro tempo. Sono sicuro che con qualche giorno in più, ora in più, ti avrei portato via con me. È l’idea che almeno una volta succeda, no? Hai presente? Quell’idea invasiva e sotterranea che si inabissa o si palesa e lo fa una volta sola per tutte e se l’avverti non puoi far finta di niente se hai un po’ di senno. Come un sibilo fluttuante e sinuoso.
A me è successo questo: non sono riuscito a fare finta di niente, non volevo, in fondo. Non potevo far altro che cercare di portarti con me, dal profondo, per egoismo quasi, per farmi stare bene. Anche se sapevo di non potere. Anche se era rischioso. Anche se tu non vuoi, anche se, infine, la tua felicità non dipende da me.
E non posso fare a meno di chiedertelo di nuovo.
Solo per essere sicuro.
Verresti?

Italo  Calvino

mercoledì 2 aprile 2014

Lui è sempre stato il mio collegamento con il resto del mondo e il rapporto che avevo con lui era l'unico rapporto sociale che per me era concepibile al tempo, era una tutta la mia famiglia. La persona che ho amato più in assoluto e che mi manca più di qualsiasi altra cosa al mondo. Tutto l'amore che ho è lui. Tutto l'amore che ho perso. Mi dispiace che non esista un paradiso e mi dispiace non ricordare l'ultima volta che ci siamo visti.
Quando incontro le persone e dico due parole su quello che studio e faccio mi dicono tutti che tu lo hai sempre detto e che saresti fiero di me.
Mi manchi.

mercoledì 26 marzo 2014

Tutta l'assenza che sei stato
e tutta l'assenza che ho vissuto
tutte le parole non dette
e tutti i gesti immobili

e tutta la presenza che sei ora.
Mi soffoca.

La presenza, la insegna la mancanza.
L'assenza mi manca.

Water, is taught by thirst.
Land -by the Oceans passed.
Transport-by throe
Peace-by its battles told
Love, by Memorial Mold
Birds, by the Snow.

Emily Dickinson


sabato 22 marzo 2014

Mi sento sola ma l'unica cosa che voglio è restare da sola.

lunedì 17 febbraio 2014

Sul letto di mio fratello parliamo del futuro, delle scelte che dovrei fare, alla fine le nostre parole sono soltato anidride carbonica, facendo citazioni scontante e non mi importa, perché parlo con la faccia schiacciata contro il cuscino e rimangono lì, non si disperdono nell'aria. Ti lamenti di questa cosa, schiacci sempre la testa contro il cuscino tu non è vero? Ti rispondo che sei stronzo. Mi dici che è vero, faccio sempre così e metaforicamente parlando, dici, anche nella vita. Dico che non è vero, lo faccio perché mi vergogno. Poi sto zitta e ti lascio ascoltare i miei silenzi, allora aggiungo un po' seccata che non lo faccio nella vita metaforicamente parlando.
Mi dici di guardarti negli occhi mentre parliamo di certe cose.

Abbiamo parlato un po'
la mia testa è stata schiacciata contro la tua spalla tutto il tempo

lunedì 20 gennaio 2014



Vado a letto tutte le sere pensando ad impiantarmi delle forbici nelle cosce.

domenica 5 gennaio 2014

hide and seek

Mi sono accorta che ogni volta attuo una sorta di rituale. Prima di vomitare mi guardo allo specchio e provo a farmi bella, guardo se c'è qualcosa che non va, mi lego i capelli. Come se il vomitare fosse solo la fine di questo climax. 
Ma alla fine so che non è così, so che è sbagliato e so soprattutto che non mi porterà mai ad essere bella come vorrei.

È un nascondermi
per non vedermi 
per avere l'illusione di ritrovarmi
magari integra
magari bella




hide and seek by giudykuran
hide and seek, a photo by giudykuran on Flickr.

sabato 4 gennaio 2014

È da quando sono piccola che non lascio che le ferite cicatrizzino

martedì 31 dicembre 2013

ci sentiamo il prossimo anno

A prescindere dal fatto che domani sia il primo giorno di un altro anno, è da un po' che penso a quanto sia cambiata negli ultimi anni. Sono cresciuta e sono cambiata, sto diventando sempre più "l'uomo" della situazione e non mi impressionano nè le cose belle nè quelle brutte, solo i documentari, ecco quelli un sacco, in particolare l'altro giorno sono rimasta piacevolissimamente colpita dal parto del canguro, che meraviglia! Questo microfeto esce dalla mamma, non sa niente del mondo eppure sa esattamente dove andare e piano piano risale la pancia e si infila nel marsupio della sua mamma e sta lì finché non è abbastanza forte per camminare da solo. Adoro tutto questo, la natura è perfetta, è l'uomo che è sbagliato.
Ma si parlava di me, dicevo, sono cambiata, ho messo (quasi) ordine nella mia vita, almeno dal punto di vista delle amicizie, ho cancellato tutte le persone non compatibili con me, il risultato: ho pochi amici, si contano sulle dita di una mano, ma per loro quella mano me la taglierei anche. 
E oggi mi sento estremamente ottimista, evento raro nei miei diciannove anni di vita, e dico che andrà tutto bene. Tutto si sistemerà e sarà un bellissimo anno ( lo devo scrivere per autoconvincermene).
Alla fine non ho scritto niente
era tutto uno stratagemma per parlare del parto del canguro,
se avete tempo cercatelo su youtube
ragazzi
una cosa mozzafiato


sabato 28 dicembre 2013

ho una bilancia in casa ed è una cosa bruttissima
è un casino davvero

martedì 24 dicembre 2013

è normale

È la vigilia di Natale ed io sto per scoppiare a piangere. Amo il Natale, fondamentalmente perché è triste e amo le cose tristi, ma anche per tutta l'atmosfera, le lucine, i regali (quanto sono materialista) e tutto il resto e non vorrei proprio scoppiare a piangere adesso. Nemmeno i pezzi di vetro di quando ho rotto i bicchieri per te mi stanno aiutando, non sento più niente, non sento nemmeno il sangue che brucia un po' uscendo dai tagli sui polsi. Vorrei solo piangere.
Non sono il tipo che si chiede "perché deve essere tutto complicato?" perché sinceramente non mi interessa, vorrei solo avere qualcuno che si interessi di me, invece mi vedo sempre messa in secondo piano e sinceramente mi sarei anche rotta il cazzo. Ma forse è normale, è normale vomitare dopo ogni pasto, è normale pensare oddio che brava non vomito da tanto...ah no sabato l'ho fatto...ah anche domenica...oh anche ieri sera..., è normale prendere pezzi di vetro e farli giocare con i miei polsi.
È questo che mi fate pensare tutti
che sia   n o r m a l e.

mercoledì 11 dicembre 2013

forse

Sento ancora una volta il bisogno di scrivere, in generale avrò scritto centinai di post con questo inizio che non sono mai stati pubblicati (spesso perché venivo chiamata per fare altro) quindi non so quanta possibilità di sopravvivenza possa avere questo e, considerato che ho studiato statistica oggi, è anche la prova di quanto sia una materia noiosaa noiosissima e lo dice anche chi la insegna...
Non credo di sentirmi sola, credo di sentirmi pronta ad esserlo, forse è tutta questa situazione che me lo fa pensare, ma spesso credo di voler stare da sola sentimentalmente parlando per un po', o forse perché tutti mettono in dubbio la mia sessualità ultimamente.

Forse se avessi scelto la fotografia (e sono ancora in tempo per farlo, quindi non è un rimpianto questo) adesso starei meglio, però è un altro forse e io non lo so e non mi interessa nemmeno, forse, però so che probabilmente è così (ancora statistica).


Fondamentalmente non ho voglia di ritrovarmi daccapo con nuova storia, nuove complicazioni, nuove prime volte, in generale, odio le prime volte, forse. Perché non sono capace, la prima volta mettiamo che prendo il treno con una persona anche se prendo il treno tutte le mattine mi sento male, ma male da buttarmici sotto, al treno, e così con tutto. Figuriamoci con tutte le carezzine, i baci gli abbracci l'amarsi a letto sotto le coperte.
Non si può partire dalla seconda volta? 
Più razionale ci sarebbe l'affrontare tutte le prime volte da ubriaca. Ma meno sano, forse.





Stamattina ho riempito un buco allo stomaco con la cioccolata delle macchinette dell'università e mi è venuto mal di pancia.







venerdì 25 ottobre 2013

LIBRETTO DI ISTRUZIONI

Credo che finirà per essere uno sfogo (end up with, scusate ma non ne posso fare a meno, ormai mi capita di pensare in inglese o, quando sento parlare in italiano alla tv, di tradurre in inglese come se fossero doppiati), ma in realtà vuole essere un libretto di istruzioni. Sembra ridicolo, è ridicolo, ma almeno mi autoconvinco che non è poi così difficile starmi vicino.

  1. In primis, chi  vi ha fatto credere che io sia una donna di ghiaccio senza sentimenti, a cui non piacciono i gesti di affetto? (Forse proprio io)
    A me piacciono i messaggini del cazzo, i cuoricini, i fiori e le carezze. Non ne vado matta, ma mi piacciono. Non so solo come comportarmi, sono impacciata, ho sofferto di carenze affettive e non so davvero come reagire, ma questo non significa che non mi faccia piacere essere abbracciata. Se sono  a mio agio sono anche parecchio affettuosa. Se io mi blocco però e voi vi bloccate di conseguenza allora non mi aiutate per niente.
  2. Legato al punto uno, sembra quasi incoerente ma è così: per quanto mi piacciano i baci e gli abbracci, a volte non mi va proprio. E niente, non è perché vi odio, non mi va e basta. Ho la luna storta, sono nervosa, bella, non è un problema vostro, è mio. Ne fate uno vostro se non vi sforzate di capire che sempre sarà così, dopo un po' le cose mi stuccano, ma basta aspettare, non credo sia difficile.
  3. Non sono una che ha bisogno di parlare e stare costantemente con le proprie amiche
  4. A me piace stare da sola e fare le cose da sola, un po' come Watanabe di Norwegian wood, mi piace leggere, disegnare, studiare, passeggiare. Quindi è normale che a volte rimanga un po'sulle mie, questo non significa che non mi piaccia stare in compagnia.
  5. Mi piace nonostante tutto che le persone non si diano per vinte con me, mi piacciono le persone insistenti, non sono così dura come appaio, basta solo insistere (mi piace farmi desiderare)
  6. Mi piacciono i fatti, ma mi piacciono molto anche le parole.
    Mi piace sentirmi dire le cose (che rompi scatole che sono)  lo adoro.
  7. Non mi piacciono i complimenti, questo non significa che non mi piaccia sentirmi bella, solo che, ci risiamo, non so come comportarmi quando ne ricevo.
  8. Non sopporto la gente che non si scompone, che sta in mezzo al marciapiede e non ti fa passare, cose del genere...

martedì 8 ottobre 2013

Sommario delle disgrazie

Che cosa dovrei fare? Come dovrei interpretare i tuoi messaggi da ubriaco (che poi non sono tanto diversi in contenuto di quelli da sobrio)? È una storia che non finirà mai proprio perché non è mai iniziata.
Ho perso te, ho perso la mia migliore amica che continua a mandarmi messaggi criptici in cui si assume la colpe e poi non fa niente per recuperare.
Ho perso l'occasione della mia vita.
Mi incazzo perché tutti sottovalutano quello che faccio e quindi mi sto convincendo che vomitare dopo ogni pasto sia una cosa normale.
Non faccio niente dalla mattina alla sera, non mi sono nemmeno goduta settembre.
Ho un mal di denti assurdo.
Mi sveglio presto tutte le mattine
mi annoio.
Non trovo nessuno a cui fare delle foto.
Che vita di merda