Ho letto le parole di una ragazza, parlava dei nostri comportamenti, diceva che tutti nascono da un vuoto che abbiamo dentro che non siamo in grado di controllare, delle cui cause magari non siamo neppure a conoscenza. Diceva che non riuscendo a gestirli, ci interessiamo a noi, al nostro copro, qualcosa che possiamo cambiare, gestire, oserei dire, ditruggere. E ci sentiamo potenti. Io credo di non riuscire a gestire più nemmeno quello. E la cosa che mi spaventa di più è il fatto che dall'inizio di questo post io abbia usato la prima persona plurale, come se mi fossi arresa a ciò di cui faccio parte, ormai.
Credo che dipenda anche dalla scarsa considerazione che ho di me, di tutti gli sbagli che ho fatto e che adesso gorgliano nel mio stomaco, da quanto io mi detesti.
Con l'abbronzatura le sottili linee sui miei polsi brillano
modi di scaricare la tensione,
diceva quella ragazza.
Come quella sera quando mi hai detto "l'unica cosa che dovevi fare non la hai fatta" e mi sono odiata da morire, per aver fatto male a te
a lui
e a me.
E la tensione, diciamolo, era alle stelle.
magari c'è un noi come principio di affiliazione..perchè quel vuoto si faccia sentire meno..ma poi c'è il tu..che scinde il vuoto in piccoli pezzi e ci costruisce la sua identità..
RispondiEliminao la non-identità..ma è pur sempre un'identità contemplata.
Ho iniziato ad usare il noi forse per sentirmi meno sola, ma alla fin fine è un faccia a faccia con me stessa.
EliminaGrazie per l'attenzione (: