giovedì 21 luglio 2011

Penso sempre che se dovessi scegliere tra te e una qualasiasi altra persona sceglierei sempre te.

Ti prego scappa, prendi un aereo torna in Italia ma soprattutto torna da me, non ce la faccio più. Oppure prendi la barca e poi l'autostrada e ci vediamo a metà strada per vedere l'alba, no? Mi manchi. E mi manca il nostro arrivederci che non c'è stato perché ce lo leggevamo negli occhi, ma non avevamo il coraggio di dirlo ad alta voce. Mi hai appena inviato un messaggio e il tuo entusiasmo mi colpisce ogni volta, anche il tuo modo di raccontarmi tutto in pochissime righe e ti immagino con quella 'felpona calda della cambridge university' e mi manca il fiato.
Davvero, torna. O aspettami, insomma vediamoci da qualche parte. Devo abbracciarti e prepararti la colazione, altro che starbucks, loro non ti scriverebbero frasi carine con una bic nera su tovaglioli colorati. 
E ascoltando la canzone che mi dedicasti mi vengono in mente le facce stupide e improponibili che in pineta facevo per, come dici tu, conquistarti (nemmeno fossi l'america) mentre gli altri parlavano di musica o di cose che a stento in noi trovavano un senso; abbiamo questo modo carino di estraniarci da tutto e da tutti, anche correndo giù per le scale (ulteriormente per non salutarci) come se fossimo soltanto noi due e nessuno mi stesse aspettando fuori con la macchina. O quella volta che ti feci comprare sigarette che non ti piacquero per niente e mi sentii un po' in colpa...
e ribadisco, il titolo di questo post. sempre. sempre.


martedì 19 luglio 2011

Ma di cosa parlavamo una volta quando parlavamo sempre senza interruzioni?


E' la domanda che mi faccio sempre, perché le relazioni con me partono da tantissime parole per poi concludersi con sporadiche lettere messe a casaccio. E mi chiedo cos'avessi tanto da dire. Per esempio oggi avrei da raccontare dell'airone che ho visto a Carrara mentre si specchiava nel fiume o di come sia bella questa città nei giorni uggiosi o della signora con il cane che incontrammo quella volta nei giardinetti del comune, che mi ha guardato e sorriso, probabilmente per cordialità e non perché si ricordasse chi sono.
Avrei da raccontare anche altre cose ma non posso e non capisco nemmeno perché mi sia messa in questa situazione.


 

giovedì 14 luglio 2011

E i discorsi su vite future da albero e gli alberi di Marina che sono numerati, chissà poi per quale strano motivo e le barbe dei tuoi amici che sono un sacco belle.