Ed eccoci, non so più cosa fare. Non so più cosa volere, così mi circondo di cose e persone che non c'entrano niente. Ed ho pure le nause mattutine e le pasticche di Plasil nelle tasche dei jeans che tiro fuori nei corridori a scuola perchè solo l'unica cosa che ultimamente mi fa stare pressapoco bene. E quella volta che stavo male e mi sono ritrovata da sola su un letto a combattere ho usato il bicarbonato e ho vomitato tutto e una persona mi aveva detto che quella giornata era stata una noia mortale, senza di me: questo mi fece egoisticamente sorridere al telefono, come tutte le volte.
Poi stasera non so cosa accadrà, perchè non ho più voglia di qualcuno che mi chiami e che mi chieda come sto, se mi va di uscire, tanto non avrei voglia di uscire, ma lo farei lo stesso, perchè lo so, mi piace nuotare nelle paludi e mi lamento se ne esco piena di alghe, lo so. Non ho voglia dei baci o delle mani nelle mani.
Ma me la sono fatta passare da sola, la voglia.
E tu sei diventata una persona molto triste sai, non mi fai più sorridere.
sabato 30 aprile 2011
lunedì 25 aprile 2011
domenica 20 marzo 2011
le esplosioni di mercato nei tuoi pantaloni.
addirittura devono esistere i tuoi sosia, sugli autobus tornando dal mec che mi guardano dietro gli occhialini rotondi come facevi tu, e in spiaggia a torso nudo, che si spostano i capelli dagli occhi come te e che si mettono le mani sui fianchi come te. e che stanno nel posto dove i monti ci proteggievano.
quella che riempie i vuoti
Sono quella che riempie i vuoti a quanto pare e non mi dispiace nemmeno come ruolo [...]
E li riempio, mi ci tuffo dentro, ai vostri. E magari ci riesco anche. Ma i miei rimangono lì.
Io aspetto qualcuno che riempia me.
voglio avere la nausea da tanto che mi sento piena e non da tanto che ho lo stomaco vuoto.
E li riempio, mi ci tuffo dentro, ai vostri. E magari ci riesco anche. Ma i miei rimangono lì.
Io aspetto qualcuno che riempia me.
voglio avere la nausea da tanto che mi sento piena e non da tanto che ho lo stomaco vuoto.
venerdì 11 marzo 2011
mercoledì 9 marzo 2011
Salire sul letto a castello da ubriachi è un'impresa.
Parlare senza esplicare il soggetto, come se non fosse poi palese.
Tornare a casa ubriaca e vederci male, come quella volta, e mandare messaggi privi di punteggiatura, come quella volta, ma questa volta non a te.
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